nella bellezza

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sabato 15 aprile 2017

Il Castello de la Rochepot

Tra le belle cose viste in Borgogna che ricordo in maniera particolare, oltre ai vigneti e ai ricami , ci sono le tegole smaltate che ricoprono certi tetti spioventi  come quello, ad esempio ,dell'Hotel Dieu a Baune, uno stupendo mosaico di geometrie eleganti e colorate.

Per questo non potevo tralasciare, nelle mie visite virtuali a castelli e fortezze, una breve sosta al castello di La Rochepot, non lontano dalla cittadina medievale di Nolay, che ripropone proprio i  tetti tipici di questo territorio. 






Il castello, che occupa una posizione straordinaria sul picco roccioso della Roche-Nolay, fu costruito nel XIII secolo sui resti di una più antica fortezza distrutta da un incendio. Rimaneggiato più volte nei secoli successivi, conserva la cinta  di mura difensive esterna e diverse torri massicce ma eleganti.  







Nel 1403, di ritorno dalle Crociate, Règnier Pot, Ciambellano del Duca Filippo II di Borgogna nonché Cavaliere del Vello d'Oro, acquistò il castello, che allora si chiamava Château de la Roche Nolay, e lo ribattezzò con il suo nome Château del la Rochepot.




Parzialmente distrutto durante la Rivoluzione francese, fu a poco a poco quasi completamente smantellato, fino a che  nel 1893 Cécil Carnot, moglie del Presidente della Repubblica Sadi Carnot, ne acquista le rovine per farne dono al figlio primogenito, colonnello di fanteria , che nei 25 anni successivi si farà carico, sotto la guida dell'architetto Charles Suisse, di un meticoloso restauro storico,  ridando alla dimora lo stile dei castelli del XV secolo.

























Superato il ponte levatoio si accede a un ampio cortile interno, dove , tra l'altro, si trovano  un pozzo profondo 72 m. e una cappella del XII secolo scolpita nella roccia.


















































All'interno del castello si possono visitare il vestibolo, la sala delle guardie, la sala da pranzo con  camini variamente colorati e i lucidi rami della favolosa cucina. Al piano superiore della torre nord, a cui si accede per mezzo di una scala a chiocciola , si trovano le camere da letto e il cammino di ronda da cui si può ammirare uno splendido panorama.





































domenica 2 aprile 2017

Il castello di Vendeuvre in Normandia

Nell'aria c'è già qualche accenno di primavera, i bulbi dei giacinti sono fioriti e riempiono la stanza del loro profumo intenso e il primo pettirosso si è già presentato sotto il portico in cerca di briciole.

E' tempo di tornare all'aperto alla ricerca di nuovi castelli e di nuovo giardini.
Oggi ci troviamo in Normandia per conoscere il castello di Vendeuvre e i suoi giardini.




Costruito tra il 1750 e il 1752 su progetto di Jacques F. Blondel, Vendeuvre  ha tutte le caratteristiche della classica tenuta di campagna aristocratica normanna secondo i canoni dell'epoca. Così infatti la voleva Alexandre Le Forestier, signore di Vendeuvre .



Uscita pressoché indenne dalla Rivoluzione e progressivamente restaurata a partire dalla fine  della II Guerra mondiale dall' attuale conte di Vendeuvre, la tenuta  è classificata come monumento storico dal 1970.




Al di là della facciata volutamente sobria, all'interno una doppia sequenza di stanze intorno al vestibolo rappresenta i  temi della vita quotidiana , in ordinata successione.



















Tra le peculiarità del castello, la presenza di una curiosa collezione di cucce per animali domestici, unica nel suo genere.























Nell' Orangérie invece si può ammirare una ricca e originale collezione di mobili d'epoca fedelmente riprodotti in miniatura















Anche i giardini del castello sono stati oggetto di restauro da parte dall'attuale conte di Vendeuvre ed hanno ottenuto il riconoscimento di "Jardin Remarquable" .






Il conte si è ispirato prevalentemente ai giardini italiani del Rinascimento e ai loro raffinati giochi d'acqua. L'ampia tenuta comprende un giardino alla francese con un grande specchio d'acqua e parterres con i tipici arabeschi dell'arte topiaria.





Sull'asse laterale della proprietà è stato creato il Jardin d'utilité con una colombaia dotata di impluvio per raccogliere l'acqua piovana, uno stagno per l'allevamento di pesci per i giorni di magro e digiuno, una ghiacciaia a forma di piramide  per la conservazione del ghiaccio.

















e poi i giardini d'acqua a sorpresa per divertire e incantare gli ospiti, con tante piccole storie come il ponte cinese






che evoca una leggenda cinese: Yin, una giovane e bella fanciulla, non si stancava mai di contemplare il riflesso del suo viso  nell'acqua quando passeggiava su un ponte rosso. Un giorno Han, il falconiere, innamorato di lei, le offrì il suo cuore ,ma la fanciulla lo respinse perché l'acqua rifletteva l'immagine di un volto sgraziato.
Commosse dalla tristezza del falconiere, le tortore scesero ad increspare la superficie dell'acqua che mostrò il riflesso delle anime dei due giovani: il viso di Yin apparve deforme per la vanità, mentre quello di Han illuminava la superficie dell'acqua. La visione di quelle immagini sciolse il cuore di pietra della ragazza e i due si amarono così intensamente che a volte le loro silhouettes tornano a passeggiare sul ponte. 






L'albero di cristallo invece ricorda la leggenda di quell'albero che con le sue radici traeva dal terreno sapienza e saggezza che a sua volta spruzzava con una speciale rugiada ai suoi prediletti





La fontana delle tartarughe si rifa ad una leggenda molto diffusa nell'America Centrale presso la civiltà Maya, ma si può ben dire che  nulla è stato affidato al caso nella creazione di questo giardini.







Anche il Tempio  della Serenità ha una leggenda da raccontare , ma lascio ai curiosi il compito di scoprirla....

E poteva mancare un labirinto? Certamente no. Nel giardino del castello di Vendeuvre ce n'è uno molto grazioso fatto di siepi di bosso e rose bianche.






Devo ammettere che non mi sarei aspettata tante sorprese da questo castello normanno dall'apparenza piuttosto sobria. Lo metterò nella lista dei posti che forse, un giorno, riuscirò a vedere non solo con la fantasia.