nella bellezza

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domenica 4 giugno 2017

Villa Cimbrone Ravello







Su un promontorio roccioso, a picco sulla costiera amalfitana, sorge Villa Cimbrone, un edificio storico circondato da un grande parco, ornato di statue, fontane e grotte e soprattutto con un belvedere, dal quale si possono ammirare scenari di incredibile bellezza sul Golfo di Salerno e sulle località costiere limitrofe.
Siamo a Ravello ma ,in certi momenti, penso  non sia improbabile pensare di essere in paradiso.






Non a caso questo belvedere è conosciuto con il nome "Terrazza dell'Infinito".








Il toponimo Cimbrone  ricorda l'antica denominazione del promontorio roccioso Cimbronium, su cui sorgevano le rovine di una  villa romana, trasformata  poi in un ampio casale e un tempo residenza prima della nobile famiglia Acconciagioco e poi dei Fusco e degli Amici.








Nel 1904 l'intera proprietà fu acquistata da un nobile banchiere britannico, Ernest William Beckett, che trasformò completamente la villa , che si trovava da lungo tempo in stato di abbandono.
Anche il parco e il giardino furono completamente modificati, con l'inserimento di elementi architettonici neoclassici e gotici secondo il gusto dell'epoca in un'armoniosa combinazione tra lo stile botanico inglese, un po' selvaggio, e quello italiano, più rigoroso e geometrico.















































































































Negli anni '90 la villa è stata restaurata e oggi al suo interno si trova un hotel a 5 stelle, mentre i giardini sono aperti al pubblico tutto l'anno e  possono  essere visitati a pagamento.


mercoledì 24 maggio 2017

Le chateau de la Belle au bois dormant















Così lo scrittore francese Pierre Loti, originario di Rochefort, definì il castello de la  Roche Courbon, quando lo vide in stato di completo abbandono, insieme al parco, mentre si recava a trovare una sorella che viveva a Saint Porchaire. In effetti il castello era stato abbandonato dai proprietari da lungo tempo.

Costruito come fortezza su uno sperone roccioso verso la fine del XV secolo , il castello era inespugnabile grazie alle sue possenti torri e al terreno acquitrinoso che lo circondava. Con il trascorrere del tempo, superati i continui conflitti interni alla regione, divenne nel XVII secolo una dimora di straordinaria bellezza , circondata da giardini alla francese simili a quelli che sarebbero stati realizzati successivamente nella reggia di Versailles. Tuttavia, dopo la Rivoluzione Francese la proprietà cadde progressivamente in rovina.
 
Fu proprio grazie all'interessamento di Pierre Loti e alla sua popolarità, che venne promossa una campagna di sensibilizzazione nei confronti di questa dimora che non meritava di finire nel completo abbandono. Fu così che nei primi decenni del Novecento Paul Chénereau ne divenne proprietario, provvedendo al completo restauro sia degli edifici che del giardino.
 














Dal 1946 il castello , con i suoi giardini e il parco, è classificato come monumento storico ed è aperto al pubblico.



















Trattandosi di una residenza privata,  gli interni del castello  sono soggetti a privacy, tuttavia sono disponibili in rete alcune immagini che testimoniano la raffinata eleganza degli arredi .
















Nel castello è possibile visitare anche un piccolo museo dove vengono conservati alcuni interessanti reperti archeologici venuti alla luce nel terreno adiacente il complesso durante la riqualificazione del parco e dei giardini. Inoltre , come è ormai consuetudine per il mantenimento delle antiche dimore, vengono organizzate molte attività di intrattenimento per i visitatori grandi e piccini.



















sabato 29 aprile 2017

Le chateau de Jumilhac






Descritto nel XIX secolo da Gustave Doré come " il più romantico di Francia ", il castello di Jumilhac , di proprietà della famiglia fin dal XVI secolo incanta il visitatore della Dordogna per l'armonia dei volumi e la simmetria delle architetture.






I suoi tetti si slanciano verso l'alto in una armoniosa alternanza di coni e piramidi, con i pinnacoli dal significato allegorico che si stagliano contro il cielo.













A trasformare così la fortezza feudale eretta tra il XIV e il XV secolo, fu Antoine Chapelle, primo conte di Jumilhac (1579), alchimista e letterato, alla continua ricerca della Pietra Filosofale.
















L' eleganza dell'edificio si rinnova nell'arredo degli interni:


























e come in ogni castello che si rispetti , anche qui non manca un'antica leggenda :







Quella di Louise de Jumilhac, sposa a 16 anni nel 1610 e vittima  di un marito molto molto geloso.





Il giovane di cui la  donna era innamorata già prima delle nozze, aveva la consuetudine, travestito da pastore, di portare le pecore al pascolo sotto le mura del castello e lei lasciava cadere il suo fuso (forse con un messaggio) , per cui è ricordata con il soprannome "la Fileuse" . Quando il marito si accorse della tresca, rinchiuse la moglie in una stanza del castello e lì la lasciò per molti, molti anni. Secondo alcune fonti però, alla morte del marito e alla fine della sua lunga prigionia, Louise riuscì comunque a coronare il suo sogno d'amore.





Già dal XVII secolo esisteva intorno al castello un giardino formale, con numerosi parterres. Purtroppo però nel corso del tempo e a causa di vicissitudini diverse, tra cui guerre e siccità, l'impianto originale era andato scomparendo.
 
Oggi però i giardini rivivono con lo splendore di un tempo anche se su una superficie più limitata.